Quando mi si chiede quale è stata la cosa più impattante che ha colpito il turismo negli ultimi 10 anni la risposta ovvia è sempre: il telefonino.
E altro non poteva essere visto che ormai questo prodotto tecnologico è entrato e ha modificato nella sostanza ogni comportamento umano.

Nello specifico il settore turismo è stato sconvolto in ogni suo passaggio da questa pesantissima presenza di schermi e di conseguenza di schemi: La presenza degli schermi è visibilimentnte sotto gli occhi di tutti; quella degli schemi comportamentali da essa generati invece può essere più sfuggente.

Il viaggio inizia ormai quasi sempre da un’idea ricavata da internet; vero che anche precedentemente la forza visiva della televisione era forte, ma la molteplicità dell’offerta del web ha ormai sorpassato ogni altro strumento dal quale si potevano prendere spunti di vacanze.

Qui siamo ancora all’interno di un processo decisionale che ha sempre avuto le basi su una scelta fatta in maniera visuale: dai libri ottocenteschi che parlavano dell’Italia ai giovani inglesi, ai musei che raccontavano di terre lontane, passando poi dalle riviste di viaggi o natura fino ad arrivare ai documentari con cui il buon Piero Angela mi convinse a emigrare in terre lontane.

E qual migliore strumento che uno schermo per poter scegliere più o meno liberamente (sull’importanza dell’algoritmo discuteremo un’altra volta) una destinazione? Milioni di foto più o meno veiritiere su instagram potranno aiutarci o condizionarci nella scelta, miliardi di ore di video Youtube possono farci scoprire quanto vogliamo andare a visitare un posto o un altro agli antipodi.

E fino a qui i problemi su cui discutere certo ci sarebbero ma possono essere considerati anche non rilevanti in un mondo che vive al passo con i cambiamenti dell’algoritmo.

Quello che invece mi interessa analizzare è il mentre del viaggio. In questo, il cambiamento è stato radicale e ha coinvolto e sconvolto ogni più piccolo aspetto di questi momenti della nostra vita.

Il nuovo turista, il turista 2.0, quello che abbiamo visto arrivare ormai più di 10 anni fa, vive e viaggia in stretta simbiosi con la sua palla al piede tecnologica. Da che arriva all’aeroporto la prima cosa che controlla è la sua connessione internet, necessaria per dire a casa che è arrivato (e ci sta), per prendere un selfie appena uscito dall’aeroporto (e che cazzo si comincia…), poter autorizzare il ritiro al bancomat, chiamare il taxi, controllare il tracciato, mostrare la prenotazione all’hotel, decidere dove prendersi un tramezzino…..

I più precisini si sono creati un bel excel che gestisce minuto per minuto i loro spostamenti e la durata di ogni singola attrazione o ristorante.

Nessuno ormai si perde più grazie al magnifico GPS sempre attivo. Nessuno ha più necessità di impararsi due parole nella lingua locale per chiedere informazioni.

Ma soprattutto nessuno va più in posti che l’algoritmo decide di punire. I circuiti scelti sono autostrade decise dall’algoritmo: uno dei primi 5 hotel recensiti su tripadvisor, il monumeto consigliato da google, il selfie davanti al panorama più fotografato. Ecco il viaggio 2.0

Ma vi ricordate 20 anni fa?

Vi ricordate quando eravate all’improvviso catapultati in un paese di cui non sapevate manco leggere l’alfabeto? Magari armati della solita guida cartacea ma spesso anche solo di una mappa sicuramente vetusta.

L’emozione di sentirsi persi, quella voglia di scoperta e quelle due gocce di spirito di sopravvivenza…

Il doversi destreggiare in un posto nuovo, la necessità di immergersi in quell’ambiente e di comunicare con quella popolazione.

Ci si ritrovava a mangiare in vecchie bettole, magari non la migliore cena di sempre, ma comunque una cena in un posto autentico.

Tutti abbiamo vissuto notti drammatiche in hotel pessimi, rumorosi e sporchi ma tutti siamo sopravvissuti e siamo qui a raccontarlo.

C’era una parte di avventura che mamma Nokia ci ha fatto perdere.

Il perdersi altrove era diverso dal ritrovarsi ovunque a casa propria.

E se volete un vero brivido, se volete di nuovo sentire la dopamina scorrere a fiumi nelle vostre vene provate a partire senza un telefono, rifate quella cosa che ormai vi manca da 10 anni.

Riprovate l’ebbrezza di viaggiare con voi stessi e di stare immersi nel luogo che visitate senza distrazioni.

Chissenefrega se perdere il migliore ristorante del posto, chissenefrega se sbaglierete un giorno di autobus e vi ritroverete in periferia a guardare un thailandese portare le oche al pascolo.

Il viaggio non è un gioco dell’oca in cui alcune caselle valgono più di altre.

Abbiate il coraggio di scoprire voi stessi e il paese che vi circonda e non solo un immagine dello stesso.

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