In questi anni mi sono trovato molto spesso a riflettere sulla mia situazione di imprenditore specialmente nel settore in cui ho avuto più successo, il turismo.

Riflettevo sulla grande fortuna dell’essere stato al posto giusto e al momento giusto in un settore che in pochi anni è esploso e in cui onestamente non avevo una concorrenza così agguerrita.

Fortunato perché ho approfittato di molti elementi che giocavano a favore della mia idea.

Fortunato perché trainato a livello marketing da grosse realtà che indirettamente mi facevano la pubblicità.

Fortunato perché negli anni precedenti avevo imparato a usare il web sotto tantissimi aspetti, dal costruire un sito internet, al promuoverlo, all’aver conosciuto i social agli albori e aver approfittato della conoscenza delle loro dinamiche e di una posizione di rilievo.

Fortunato perché il lavoro precedente nella ristorazione mi aveva portato a conoscere indirettamente tutto il mondo del turismo che volente o nolente passava nel mio ristorante e discutendo davanti a una pizza mi spiegava opportunità e problematiche del settore.

Fortunato… ecco come mi sentivo e come mi sento spesso ancora oggi.

E fortunato fa purtroppo rima con inadeguato.

In questi due anni di stop del lavoro più volte ho riflettuto se effettivamente fossi inadeguato al mio ruolo: in effetti non avevo una preparazione specifica nel settore turistico e ancor meno nella gestione di una azienda; peggio se ci mettiamo a parlare di gestione del personale e dei problemi fiscali.

Il senso di inadeguatezza poi si manifestava molto forte nelle rare volte in cui effettivamente c’erano problemi nel mio lavoro, con i piccoli incidenti che possono capitare nell’organizzare o nel seguire un viaggio. Mai nulla di gigantesco per fortuna e spesso, anzi quasi sempre problemi indipendenti da me.

Ancora peggio quando mi sono ritrovato con due recensioni ingiuste su tripadvisor che oltre al senso di inadeguatezza mi avevano fatto salire anche la rabbia nei confronti dei commentatori e pure nei miei confronti.

Quando poi vedevo cosa riuscivano a fare miei colleghi che avevano gruppi organizzati da agenzie che arrivavano con una regolarità impressionante e riuscivano a gestire tutte queste centinaia di persone in maniera perfetta e ripetitiva mi dicevo che non sarei durato tanto.

Io ho sempre fatto cose su misura e ho cercato di tenermi lontano da gruppi organizzati da terzi, preferendo parlare direttamente con il cliente e ciò prevedeva un impegno diverso che non capivo però che fosse maggiore del dover fare la stessa cosa centinaia di volte all’anno.

E forse questa maniera di lavorare sicuramente nuova per il settore in questo paese, che credevo solo frutto di tante coincidenze alla fine si è dimostrata la scelta vincente, almeno per me.

Ma il senso di inadeguatezza è rimasto lì.

Perché io, il meno adatto a fare questo lavoro, stavo avendo successo mentre gente più preparata, impegnata aveva serie difficoltà o addirittura aveva lasciato perdere? Non è che stessi rubando il lavoro a chi lo meritava più di me? E ancora peggio non è che stessi fregando i miei clienti vendendomi per quello che in realtà non mi sentivo essere?

Però…

Però i turisti che hanno viaggiato con me ancora mi chiamano ringraziandomi a distanza di anni di aver loro regalato il viaggio più bello della vita, inviandomi loro amici, confermando la fiducia che se in un primo tempo sentivo immotivata, dopo il viaggio aveva ragione d’essere.

La fiducia che hanno riposto dopo il viaggio è quella che mi ha fatto riflettere su me stesso: d’accordo essere stato fortunato, nel posto giusto al momento giusto; ma lo sarebbe stato anche per tanti altri nello stesso periodo. E su decine di italiani che come me hanno provato questa avventura più o meno nello stesso periodo posso considerarmi quello che ha avuto più successo.

E credo che questo sia dipeso dalla mia storia che mi ha permesso di costruire uno skillset adatto a questo ruolo: conoscevo bene tantissime cose, dal paese in cui dovevo lavorare avendoci vissuto più di 20 anni; conoscevo le dinamiche di chi lavora nel settore avendoli frequentati per anni quando gestivo un ristorante; a differenza di tanti sapevo usare internet per vendere al meglio e promuovere la destinazione; non avendo mai lavorato in un’agenzia avevo un’empatia verso i clienti dettata dall’inesperienza e non il solito distacco di chi vuole venderti il pacchetto e fatturare.

Ma mi dimenticavo, e spesso tendo ancora a farlo, di tutto il lavoro che in questi anni ho fatto: sessioni di 24 ore di guida per seguire tutti i possibili clienti. Giorni interi passati a scrivere programmi e metterli sul web senza essere un vero informatico. Mesi passati in viaggio con tutte le possibili tipologie di turisti. Ore sotto una macchina per imparare quel minimo di meccanica che mai avevo manco pensato di conoscere.

Anni di duro lavoro, disfando una valigia al giorno o dormendo poche ore che nella mia testa erano necessari per recuperare un gap con lo standard che pensavo essere ancora lontano dal raggiungere. Senza capire però che ero avanti anni rispetto a tutti gli altri.

Forse il sentirmi l’eterno Calimero è stato lo spunto per essere il primo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.