Così all’improvviso un caro amico del liceo, ormai scomparso da anni causa enorme distanza materiale e inesistenza fino a pochi anni fa di sistemi di comunicazione a basso prezzo, a refait surface.

Non ricordo esattamente con quale scusa, probabilmente una richiesta di informazioni su un messaggio che avevo postato circa il covid nel gruppo “pizza” dei compagni del liceo, da anni usato orami solo per sporadici auguri di compleanno spesso randomici.

Inizialmente titubante e discreto come era suo solito già ai tempi di liceo e università, devo dire che mi ha fatto veramente piacere. Era un amico che nell’ultimo anno del liceo e nei primi due dell’università frequentavo tanto: un po’ la vicinanza visto che abitava a pochi kilometri da me, un po’ che si era creato un gruppo di quelli del quartiere di 5 o 6 persone che avevano interessi comuni o soprattutto non avevano gli ossessivi interessi dei diciottenni dell’epoca; maschi soli, nerds, amanti della natura, non politicizzati, manco uno che seguisse il calcio e a parte me nessuno che avesse interessi musicali che andassero al di là di San Remo. I classici ragazzi della periferia milanese anni 90 abbastanza sfigati.

Momenti memorabili ben pochi, qualche vacanza in montagna a mangiare pizzoccheri o bere vin brûlé, feste degli alpini dove regolarmente io davo sfoggio di capacità di assunzione liquidi pari a quelle di un anemone di mare, concertino grunge al circolino di qualche tristissimo paesotto brianzolo. Ma soprattutto tante serate alla biblioteca pubblica del quartiere fra chiacchiere risate e pochissimo studio.

Di quel gruppo per anni avevo perso completamente contatto salvo sporadici spettegolezzi sull’allegra vita omosessuale di uno o sulla moglie mauriziana dell’altro. Ma nulla più di due o tre messaggi per il compleanno o feste comandate.

Poi all’improvviso

Qualche settimana dopo però la situazione inizia a cambiare: i messaggi si fanno più frequenti, le domande abbondano circa il covid e soprattutto riguardo al rimedio “tradizionale” a base di artemisia che un ricercatore locale aveva scoperto in tre giorni su richiesta del presidente della repubblica; ricercatore poi morto di covid, presidente della repubblica che si è messo a produrlo e a venderlo a soprattutto distribuirlo gratis a spese del contribuente senza mai aver fatto un trial clinico. Nulla di nuovo sotto il cocente sole africano che spesso annebbia le menti e ingrossa i portafogli.

E mi sembrò tutto normale vista un po’ la situazione strana che stavamo vivendo ma visto soprattutto che mi erano arrivate tantissime altre richieste in tal senso, dall’università di Torino fino a una ONG peruviana. Ero arrivato al punto di andare dal capo della regione, ex ministro dell’agricoltura, per proporre collaborazioni con realtà italiane, non tanto perché credessi che l’artemisia fosse il miracolo che il Madagascar regalava al mondo, quanto piuttosto perchè se c’era gente interessata a investirci sarebbero arrivati un po’ di soldi anche qui; e i soldi dei babbei dei miracoli imprevisti meglio averli nelle proprie tasche che lasciarli nelle loro.

Però se da un lato le richieste di altre persone via via scemarono visto anche che l’intruglio si stava mostrando per quello che in effetti era, il mio caro amico diventava più insistente e forse complice un rapporto rinsaldato dopo tanti anni, venivano a galla poco a poco strane teorie di cui avevo sentito parlare sul web ma che fino a ora pochi avevano avuto il coraggio di raccontarmele in privato. Si passò in poco tempo da una generica importanza della fitoterapia a teorie similcomplottistiche e parole come lobby e bigpharma che da poco avevo iniziato a leggere anche sul web. Il fatto di essere all’improvviso antivaccinista mi portò a pensare che fosse un classico testimone di geova visto che da giovane era un fervente religioso.

Poi mi si aprì un mondo e grazie a lui scoprì la galassia complottista: sapevo esistevano i terrapiattisti, quelli dei lizardiani o come cazzo si chiamano, gli amici degli elohim o come cazzo si chiamano pure loro; ma ero convinto fossero un gruppo di persone con seri ritardi mentali, messi un po’ ai bordi della società per la loro bizzaria, ma una bizzaria simpatica e assolutamente pericolosa. Mai avrei pensato di ritrovarmi un dirigente di una notissima multinazionale italiana per di più laureato in discipline scientifiche e che professava di lavoro un lavoro molto tecnico che richiedeva basi chimiche matematiche e quant altro. Io mi vedevo piuttosto un ex dungeon master rimasto ancorato all’adolescenza, qualche nerd incallito quasi anarchico, qualche vecchia fulminata sulla strada di Damasco da Wanna Marchi ma mai un discreto signore quasi cinquantenne in giacca e cravatta.

E a quel punto la curiosità divenne ossessiva.

Ero io e spesso ancora lo sono, a chiedere informazioni, a scrivere, a leggere ogni suo copia incolla da telegram e da gruppi di cui manco avrei immaginato l’esistenza. Le teorie assurde c’erano tutte ed erano supportate da generici articoli di testate da nomi perlomeno improponibili; ma soprattutto lui credeva fortemente a tutte ste stronzate. Era il fautore del Dubbio come forma mentis globale ma mai e poi mai dubitava delle stronzate del Messora o della Wanna Marchi di turno.

Ma lì scattò in me qualcosa di inaspettato: dalla simpatica comprensione che potevo avere nei confronti di gente freak, esseri strani e anormali che mi sono sempre piaciuti e che ho sempre preferito frequentare rispetto ai puri e semplici normali, nacque un odio verso queste persone; che erano passate all’impovviso dall’essere dei poveretti ma simpatici a dei pericolosi e coglioni.

La spiegazione credo che l’abbai dovuta cercare i me in quanto effettivamente loro sono sempre stati fedeli alla loro linea, ma io in loro inziavo a vedere un pericolo per la mia libertà. il mio lavoro e il mondo che conoscevo e quello che avrei sperato nel futuro. La paura che loro avevano del futuro e del cambiamento diventava la mia paura verso un possibile ristagno e blocco del mondo su basi nostalgiche, la speranza che avevano loro nelle tradizioni era in perfetto scontro con la speranza che avevo io nella evoluzione della nostra specie. E non capivo le loro motivazioni razionali.

Fino a che…

All’improvviso però ho capito che il loro amore verso le tradizioni e la nostalgia del passato non era chiara nelle loro teste: a partire dal fatto che prima si viveva meglio, c erano meno medicine, meno inquinamento e cosi via (dimenticandosi però che si ringraziava l amico invisibile se si riusciva a campare più di 40 anni e i figli morti o di parto o di malattie o di guerre erano sempre presenti in ogni buona famiglia che si rispetti) al fatto che le idee astruse che avevano in testa per salvare il mondo non erano altro che alghe per dimagrire (giuro mi ha detto che c’era una lobby che vietava a un signore abruzzese di una certa età di sviluppare il motore ad acqua, non perché fosse una cagata in contrasto con ognuna delle leggi della termodinamica, ma perché le lobby del petrolio bloccavano tutte queste invenzioni).

Fortunatamente però ho capito che sono 4 gatti con il coraggio di un gattino appena nato e che non hanno il potere di farci male; si fanno un immondo casino specialmente sul web ma il fatto di essersi sviluppati per bolle autoreferenziali che tendono a isolarsi gli si sta ritorcendo contro, isolandoli sempre di più dai normali cittadini e relegandoli alla loro realtà separata di castanediana memoria.

Ci lasceranno un avvelenato regalo all’ignoranza di cui parlerò nei prossimi giorni: aver trasformato il dubbio cartesiano a stronzate per ignoranti. Dimenticandosi e facendoci dimenticare che il dubbio nasce solo nella testa del saggio e di colui che conosce.

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