Sono chiaramente esterrefatto dal leggere su tutti i quotidiani nazionali, spesso in prima pagina, la polemica riguardante le norme di parcheggio che la società Amazon ha “imposto” alle sue migliaia di lavoratori che ogni giorno raggiungono un immenso parking da parecchie migliaia di posti.

Cioè sarebbe una notizia questa? Una società che dice come utilizzare gli spazi comuni e come organizzare la circolazione di automezzi in tali spazi dovrebbe prendere spazio nel discorso pubblico e deve aver diritto a fiumi di articoli?

Io non credo.

Ma siamo in una società polarizzata e ogni possibile contesto è buono per creare mal di pancia, soprattutto se il contesto crea una nuova regola da rispettare.

E normalmente non ci sarebbe da imporre nulla in un mondo utopistico in cui il buon senso la fa da padrone.

Ma in questa società esiste una fascia di popolazione che non si riconosce più, una parte della popolazione che si sente tradita dalla società stessa e dalle promesse che ai tempi le erano state fatte.

E soprattutto alla quale ogni nuova imposizione sembra un tradimento fatto dalla società stessa nei confronti delle loro aspettative.

La mia generazione, che poi è quella più attiva in queste dinamiche, è una generazione a cui erano state fatte promesse che alla fine non sono state mantenute; ci si chiedeva di studiare e di essere bravi, di ascoltare i maestri e i preti; in cambio avremmo avuto una vita felice, ricca di soddisfazioni famigliari e lavorative e avremmo vissuto in un mondo pulito onesto e giusto.

Cosa che in effetti non si è avverata, almeno non si è avverata per tantissimi.

E i tantissimi traditi si sentono oggi in dovere di andare contro le norme che secondo loro sono inutili e la dimostrazione che portano è il fatto che a loro la società come è fatta attualmente non vada bene.

E si attaccano a tutto, soprattutto a ogni nuova regola che ponga dei regole chiare al vivere comune.

E anche la modalità del parcheggio, soprattutto fatta da una grossa multinazionale americana può essere l’occasione di chiamare in causa una dittatura che non permette loro la vita che era stata una volta promessa.

In pratica accusano le regole e il buon senso di aver loro vietato la vita che volevano.

E di conseguenza si mettono a fare la palla al piede di una società che già sconta un ritardo verso un mondo che cambia a una velocità folle.

Questa voglia di vendetta nei confronti delle promesse non mantenute si attua in una protesta contro il buonsenso, in una voglia di poter sempre e comunque farsi i cazzi propri che poi sono la contrapposizione a un’idea di società giusta e condivisa.

I loro fallimenti sono il motivo per cui anche piccole regole vanno infrante e comunque non rispettate a secondo della luna con la quale ci si sveglia. Sembra quasi un ricatto messo in atto da tutti i falliti, almeno secondo il loro punto di vista, per evitare che la società che secondo loro li ha traditi, possa funzionare a dovere.

E non capiscono che il problema è solo che le promesse che erano loro state fatte non erano realistiche; a dei bambini erano stato detto che se si fossero comportati a dovere sarebbero diventati ricchi e famosi, senza però capire che fama e ricchezza sono concetti relativi e non assoluti e la ricchezza esiste solo quando esiste povertà.

Ci si era dimenticati di dire che se anche tutti avessimo preso la laurea qualcuno sarebbe stato comunque mediamente più povero degli altri.

Noi però il nostro dovere lo si era fatto e nonostante questo i risultati si sono visti solo per pochi, per quei pochi che hanno saputo rischiare e mettersi in gioco anche dopo aver finito il compitino affidatoci fino ai 25 anni.

Ed è inutile continuare ad accusare la società se non si è stati capaci di interpretarla correttamente nelle sue mutazioni. Soprattutto in un periodo storico rivoluzionario sotto il punto di vista di dinamiche sociologiche.

La famiglia del mulino bianco che tanto aveva fatto per la costruzione dei nostri ideali si è trasformata ben presto in un b movie di scarso livello.

E il buon uomo che non avrebbe dovuto chiedere mai si sente ormai intrappolato in regole che vorrebbere abbattere per poter tornare in quel mondo da sogno che la pubblicità gli aveva promesso.

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